Nel 1944, Salerno divenne capitale del Regno d’Italia per cinque mesi, ospitando tre governi e il Re Vittorio Emanuele III. Questo periodo segnò un capitolo cruciale della Seconda Guerra Mondiale, con Salerno al centro delle operazioni militari e politiche italiane.
L’Operazione Avalanche e lo Sbarco di Salerno
Il 9 settembre 1943, Salerno e il suo golfo furono il teatro di una delle operazioni di sbarco alleate più significative della guerra: lo Sbarco di Salerno. In seguito alla proclamazione dell’armistizio tra l’Italia e gli Alleati, le forze anglo-americane, sotto il comando del generale statunitense Mark Clark, sbarcarono nelle coste salernitane. L’Operazione Avalanche, come venne chiamata in codice, vide le truppe alleate sbarcare nelle piccole spiagge della Costiera Amalfitana, così come nelle più ampie spiagge vicino al fiume Sele.
Lo sbarco portò a una lunga e sanguinosa battaglia contro le forze tedesche, che si difesero con determinazione. Dopo dieci giorni di intensi combattimenti, le truppe tedesche si ritirarono a nord del fiume Volturno, permettendo così alle forze alleate di proseguire verso Napoli. Questo successo aprì la strada alla liberazione della città partenopea e al ritorno della Italia liberata sotto il controllo alleato.
Salerno: Capitale d’Italia e Centro di Governo
Durante il periodo di occupazione, il fronte si fermò a Cassino per un anno, e Salerno divenne il centro principale del governo dell’Italia liberata. Fu qui che il Re Vittorio Emanuele III e il governo Badoglio trovarono rifugio. Il Re abitò a Raito, nella villa Guariglia, oggi Museo della Ceramica, mentre il governo si stabilì in vari palazzi storici della città, tra cui il Palazzo di Città, che ospitava la Presidenza del Consiglio, e il Tribunale, sede del Ministero della Giustizia. Altri ministeri furono distribuiti in edifici storici come Palazzo delle Poste e Palazzo Natella.
La “Svolta di Salerno” e l’Unità Nazionale
Nel periodo tra il secondo governo Badoglio e quello del politico liberale Ivanoe Bonomi, Salerno fu anche il luogo di un’importante svolta politica: la “Svolta di Salerno”. Il segretario del Partito Comunista Italiano, Palmiro Togliatti, che era tornato dall’Unione Sovietica, annunciò la necessità di unità nazionale contro il fascismo, superando le differenze politiche tra i vari partiti antifascisti. Fino a quel momento, infatti, molti partiti si erano rifiutati di collaborare con la monarchia, ritenuta complici del regime fascista. La “svolta” proposta da Togliatti portò alla creazione di un’alleanza più forte, unita nella lotta contro il fascismo.
Il Ritorno a Roma e la Liberazione
Nel giugno del 1944, con la liberazione di Roma, la capitale dell’Italia tornò ad essere la Città Eterna. Questo segnò la fine del periodo di Salerno come capitale. Tuttavia, durante il periodo di Salerno Capitale, furono fatti importanti progressi per l’Italia liberata, tra cui l’istituzione del Magistero ad opera del ministro salernitano dell’istruzione Giovanni Cuomo, che portò l’università di nuovo a Salerno, contribuendo al futuro sviluppo culturale e educativo della città.
Conclusione
Il periodo in cui Salerno fu capitale del Regno d’Italia rappresenta un momento storico fondamentale per l’Italia e per la sua liberazione dal fascismo. La città non solo divenne il cuore pulsante del governo durante la guerra, ma fu anche il simbolo dell’unità tra i partiti antifascisti, che avrebbero portato l’Italia alla ricostruzione post-bellica.